Judit W. Somogyi

Quali sono le sue specializzazioni, i suoi campi di ricerca? Da quando si occupa di questi temi? Da quando insegna alla Pázmány?
Al centro dei miei interessi sono la lingua e la cultura dell’Italia tardomedievale e cinquecentesca, in particolare le circostanze e le forme della produzione manoscritta. Dall’altra parte, trovo molto stimolante anche  la ricerca contrastiva in relazione alle lingue italiana e ungherese. Ho cominciato la mia attività di docente al Dipartimento d’Italianistica della Pázmány nel 1999. Da allora insegno materie linguistiche che trattano diversi aspetti dell’italiano (fonetica, fonologia, morfologia), l’origine e la storia evolutiva, altre sue caratteristiche dal punto di vista sociolinguistico, lessicografico e comparativo, quest’ultimo a confronto con l’ungherese. Ogni anno tengo anche corsi di traduzione, anche di linguaggio speciale, e di cultura o civiltà italiana.

Quando era studente ha seguito qualche corso in una università straniera?
Nel frequentare la scuola di dottorato ho ottenuto una borsa di studio Erasmus (nel 1999) per passare sei mesi all’Università di Studi di Padova. Poiché il mio scopo di allora era di raccogliere più dati possibili per il mio tema di ricerca del dottorato, ho avuto la possibilità di incontrare professori e studiosi dell’università alle occasioni di consultazioni mensili oppure alle sedute ordinarie del Circolo Filologico Linguistico Padovano.

Come ha scelto il paese e l’università, sapeva qualcosa degli insegnanti e delle materie insegnate?
La scelta del paese era ovvio ma all’epoca non erano tante università ”in offerta”. Padova mi significava un campo proficuo non solo per le mie ricerche ma anche per le possibilità di consultazione con storici di lingua di fama internazionale.

Ha avuto esperienze recenti del lavoro che si svolge in università all’estero e degli studenti?
Qualche mese fa ho passato un breve periodo all’Università Babeș-Boyai (Cluj-Napoca) dove ho avuto esperienze concrete dell’interessamento e delle conoscenze degli studenti riguardo la lingua italiana. Discorrendo con le colleghe  del Dipartimento d’italianistica ho potuto conoscere anche alcune delle loro particolarità didattiche adoperate nell’insegnamento.

Ha insegnato in una università straniera? Ha compiuto o compie ricerche con colleghi di atenei stranieri?
Con la possibilità della borsa „Erasmus” per la mobilità di docenti, ho avuto l’occasione di insegnare all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, all’Università di Genova, all’Università degli Studi di Padova, e di recente – con la borsa CEEPUS – all’Università Babeș-Boyai di Cluj-Napoca.

Che idea si è fatto degli studenti stranieri che seguono i suoi corsi?
La maggior parte dei miei corsi è seguita da studenti ungheresi – i pochissimi studenti stranieri (quasi tutti di madrelingua italiana), con cui ho avuto esperienza, sono generalmente aperti al nostro metodo dell’insegnamento che si appoggia, ovviamente, sul sistema scolastico ungherese e sulle nozioni acquisite nell’ambito di tale sistema.

Ha l’occasione di contribuire a far conoscere l’Ungheria e la cultura ungherese agli studenti stranieri?
Il tema permettendo, durante i corsi di cultura italiana faccio notare agli studenti stranieri  dei punti di connessione con la cultura ungherese riguardo l’argomento trattato. Tale additamento è agevolato anche dal fatto che tra l’Italia e l’Ungheria, da secoli, esistono rapporti culturali, economici, politici.

Le piace insegnare agli studenti stranieri?
La presenza di uno o più studenti stranieri ai corsi è molto stimolante e vantaggiosa per i nostri studenti principalmente dal punto di vista linguistico – perché hanno più occasioni per poter realizzare colloqui in italiano prima e dopo i corsi oppure durante i seminari –, ma sicuramente contribuisce pure allo sviluppo del loro modo di riflettere, dato che possono conoscere persone differenti di mentalità e di cultura. Si può osservare che tali incontri d’insegnamento si caratterizzano di vivacità e di maggiore attività degli studenti.

Secondo lei le esigenze e le aspettative degli studenti ungheresi sono diverse da quelle degli studenti stranieri?
No, non vedo notevoli differenze tra le esigenze e le aspettative degli studenti.

Le capita di dare consigli agli studenti ungheresi che desiderano andare all’estero con la borsa Erasmus? Se sì, quali punti di vista segue nei suoi consigli?
Un soggiorno di più mesi in un ambiente straniero può essere considerato una prova complessa da superare. Dal punto di vista professionale è importante che tutti si preparino, che prima di decidere s’informino adeguatamente non solo dei corsi ma anche delle eventuali differenze di struttura e di funzionamento (per es. il numero delle lezioni settimanali) che si notano mettendo in paragone il nostro ateneo con quello del paese ospitante. All’estero poi devono gestirsi da soli, devono saper mantenere l’equilibrio tra studio e divertimento. Agli studenti che mi chiedono consiglio dico sempre di essere aperti alle novità, ma non troppo.  

Quando non insegna, cosa le piace fare?
Quando non insegno, faccio ricerche di lingua. Nel tempo libero ascolto musica, mi piace anche leggere; spesso vado in piscina, qualche volta in gita (a piedi) con amici; quando posso, faccio anche la giardiniera.

 

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