Margit Lukácsi

Quali sono le sue specializzazioni, i suoi campi di ricerca? Da quando si occupa di questi temi? Da quando insegna alla Pázmány?
Mi considero allo stesso tempo italianista, traduttore letterario e docente universitario.  Le mie specializzazioni sono le lingue e letterature ungherese, italiana e russa. Il mio principale campo di ricerca è la letteratura italiana contemporanea, il rapporto tra la letteratura e l’arte visuale, soprattutto la pittura. Mi sono laureata in ungherese e russo e in lingua e letteratura italiane presso l’Università di Szeged, Ungheria. Dopo alcuni anni di esperienza didattica in licei e istituti superiori, ho lavorato presso l’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria come addetta alle relazioni culturali e letterari e ai lavori editoriali. Dopo aver ottenuto il titolo di dottore (PhD) in italianistica presso l’Università ELTE di Budapest (2006), dal 2013 insegno letteratura contemporanea, storia della cultura italiana e guido corsi di traduzione presso l’Università Cattolica di Budapest. Attualmente dirigo il Dipartimento di Italianistica della nostra Facoltà. Svolgo un’intensa attività come traduttore editoriale e organizzatore dei programmi culturali e letterari.

Ha avuto esperienze recenti del lavoro che si svolge in università all’estero e degli studenti?
In qualità di docente partecipo al lavoro didattico e scientifico della nostra rete CEEPUS di cui fanno parte diverse Università dell’Europa Centrale da Graz a Zagabria, da Brno a Cluj, e abbaiamo un’intensa collaborazione Erasmus con 12 università italiane.

Ha insegnato in una università straniera? Ha compiuto o compie ricerche con colleghi di atenei stranieri?
Sì, ho insegnato alla Cattolica di Milano, all’Università di Graz, all’Università di Zagabria, all’ Università Jagellonica di Cracovia, all’Università di Friburgo in Svizzera. Con i colleghi dell’Università Cattolica di Milano abbiamo un stretto rapporto di ricerca.

Secondo lei perché un numero notevolmente alto di studenti stranieri sceglie i suoi corsi?
Non direi che il numero di studenti stranieri fosse molto alto, almeno nelle lezioni del nostro Dipartimento. Dico piuttosto che il loro numero è proporzionato alle nostre possibilità e alle dimensioni del nostro Ateneo. Vuol dire che ogni semestre abbiamo 3-4 studenti Erasmus che integrano i gruppi di studenti numerosi che sono 8-12. Il che può essere considerato un vantaggio, siccome le lezioni si svolgono in un ambiente familiare.

Che idea si è fatto degli studenti stranieri che seguono i suoi corsi?
La mia impressione è che ci siano sempre meno differenze tra gli studenti stranieri e quelli ungheresi – frutto del mondo globalizzato. Gli studenti stranieri che arrivano da noi ci scelgono più spesso per due motivi: per la città di Budapest di cui hanno già sentito dai racconti degli amici, famigliari ecc. che avevano viaggiato in Ungheria, e perché gli piace l’ambiente familiare della nostra Università: piccoli gruppi, rapporti informali, disponibilità dei docenti, un sistema molto più trasparente di quanto hanno sperimentato in Italia.

Le piace insegnare agli studenti stranieri?
Sì, in gran parte sono motivati, intelligenti.

Secondo lei le esigenze e le aspettative degli studenti ungheresi sono diverse da quelle degli studenti stranieri? 
Ormai non ci sono grandi differenze per quello che riguarda la loro preparazione di base oppure la cultura generale. L’unica differenza è – che ogni tanto rende complicato la progettazione del programma di un corso di letteratura per es. – è che gli studenti italiani hanno come madrelingua l’italiano, mentre i nostri studenti no, quindi gli ungheresi hanno più bisogno di spiegazioni lessicali, ogni tanto di traduzione i almeno della parafrasi dei testi letterari.

Le capita di dare consigli agli studenti ungheresi che desiderano andare all’estero con la borsa Erasmus? Se sì, quali punti di vista segue nei suoi consigli?
Molto spesso mi capita di dare dei consigli ai nostri studenti, siccome abbiamo tanti rapporti attivi Erasmus con delle università italiane che praticamente tutti possono passare un semestre in Italia. Gli aspetti principali della scelta sono legati al programma di studio che si scelgono oppure al tema della tesi di laurea. Tutto si basa ai nostri contatti personali che abbiamo con i colleghi italiani. E naturalmente possono essere altri motivi più pratici a incidere sulla scelta, cominciando dalla distanza chilometrica alla posizione geografica…

Quando non insegna, cosa le piace fare?
Leggo, leggo e ancora una volta legggo. Poi viaggio, viaggio e viaggio. Visito delle gallerie e musei, mi occupo della mia altra lingua, del russo.

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