Michele Sità

Qual è il suo campo di ricerca? Da quando si occupa di questi temi? Da quanto tempo insegna alla Pázmány?
Il mio campo di ricerca è legato principalmente alla filosofia esistenzialista ed alla letteratura, mi sono laureato in lettere e filosofia all’Università degli Studi di Messina ed in seguito ho ottenuto il dottorato in filosofia presso l’ELTE. Ci sono però dei percorsi paralleli che mi hanno portato ad interessarmi e ad approfondire tematiche legate al cinema italiano ed al teatro. Sono uno dei coordinatori del MittelCinemaFest – Festival Centro-Europeo del Cinema Italiano organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Budapest in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà ed organizzo ormai da sette anni il Pázmány Film Festival, un festival di cortometraggi che coinvolge principalmente film in lingua italiana, spagnola e francese e che prevede la partecipazione attiva degli studenti. Insegno alla Pázmány dal 2003.

Quando era uno studente ha avuto esperienze di studio all’estero? Se sì, quali corsi ha seguito?
Per me l’Ungheria era l’estero, ho fatto l’Erasmus proprio alla Pázmány nel 2001, in un periodo in cui i progetti di scambio non erano ancora così diffusi. Ho scritto qui la mia tesi di laurea e mi sono trovato davvero bene, sia dal punto di vista didattico che umano. Avendo già finito tutti i corsi di studio avevo libera scelta e, oltre ad un corso di ungherese, ho scelto di fare un corso di inglese ed un corso di Storia della Filosofia del Rinascimento.

Come ha scelto il paese e l’università? Quante informazioni ha ricevuto sui corsi e sugli insegnanti prima del suo arrivo?
Ho scelto la Pázmány perché volevo fare un’esperienza al di fuori dell’Italia, in particolare volevo scegliere un paese che, almeno all’inizio degli anni 2000, fosse ancora fuori dal grande giro turistico. Non conoscevo molto dell’Ungheria e dell’Università Pázmány, c’era però un professore di storia della mia università che era stato più volte in Ungheria, come studioso e come relatore, anche alla Pázmány, fu lui a convincermi che avevo preso la decisione giusta. In più l’Ungheria è un paese che mi aveva incuriosito da sempre, sia per la sua storia che per la letteratura (basti pensare che in Italia I ragazzi della via Pál era una lettura obbligatoria alle scuole medie). Oltre a ciò mi ero informato sugli insegnamenti presenti, trovando dei professori che si occupavano delle mie tematiche e con i quali mi sono potuto consultare in maniera costante e fruttuosa.

Ha avuto di recente contatti con università straniere e, quindi, con i loro studenti?
Ho frequenti contatti sia con l’Università di Messina in cui mi sono laureato che con altre università con cui abbiamo progetti di scambio. In queste occasioni è sempre un piacere incontrare colleghi e studenti di altre università.

Ha insegnato in una università all’estero? Ha collaborato con colleghi di atenei stranieri?
Nel 2019 sono stato invitato presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Nantes, dove ho tenuto una serie di lezioni e sono intervenuto ad un convegno sul ruolo delle città nel cinema italiano contemporaneo. In queste occasioni si ha l’importante opportunità di confrontarsi con altri colleghi, di scambiarsi idee ed osservare realtà diverse dalla nostra.

Le sue lezioni sono seguite da studenti stranieri? Secondo lei per quale motivo?
Ci sono alcuni studenti stranieri ai miei corsi, negli ultimi anni in maniera sempre più costante. Credo che ciò sia dovuto principalmente alle sempre maggiori possibilità di scambio che vengono loro offerte.

È facile per gli studenti stranieri inserirsi? Come ci si relaziona con loro?
Solitamente questi studenti arrivano molto motivati, ho visto sempre molto impegno da parte loro e questo credo aiuti sia il gruppo sia l’insegnante a trovare il modo giusto per interagire.

Ha l’occasione di dedicare del tempo agli studenti stranieri al di fuori delle lezioni?
Capita che alla fine della lezione alcuni studenti si intrattengano a parlare, in molti casi per approfondire alcune questioni relative agli argomenti trattati o semplicemente per avere delucidazioni sul corso in generale. Credo sia anche un modo per sentirsi un po’ a casa, soprattutto per i miei connazionali, per gli studenti italiani che, a volte, mi chiedono anche qualche consiglio pratico o qualche suggerimento relativo al loro soggiorno in Ungheria.

Ha l’occasione di contribuire a far conoscere l’Ungheria e la cultura ungherese agli studenti stranieri?
Penso di sì, non solo mettendo in evidenza io stesso i legami presenti tra Italia ed Ungheria, ma anche cercando di far interagire il più possibile i nostri studenti con gli studenti stranieri.

Cosa le piace dell’insegnamento a studenti stranieri?
Mi piace notare il confronto ed il rapporto che si instaura tra loro ed i nostri studenti, credo sia un momento di dialogo importantissimo che cerco sempre di promuovere e sostenere il più possibile. Io stesso sono stato uno studente Erasmus in questa università, forse è anche questo che mi stimola, riuscendo a vedere in questi studenti me stesso… qualche anno fa.

Secondo lei le esigenze e le aspettative degli studenti ungheresi sono diverse da quelle degli studenti stranieri?
Non credo vi siano grandi differenze, le aspettative sono molto simili, anche se talvolta si possono rinvenire differenze relative al sistema universitario dei vari paesi.

In che modo riesce a presentare agli studenti stranieri il passato e lo spirito della nostra università?
Cerco sempre di far sentire gli studenti arrivati dall’estero in un ambiente amichevole e prestigioso al tempo stesso, talvolta facendo riferimento anche alla mia personale esperienza. L’impegno, la serietà, l’umanità e la disponibilità credo siano parte integrante dello spirito di questa Università.

Le capita di dare consigli agli studenti ungheresi che desiderano andare all’estero con la borsa Erasmus? Quali aspetti prende in considerazione nel dare tali consigli?
Spesso sono gli studenti stessi a chiedere dei consigli, venendo io da un’università italiana credo sia normale che mi chiedano non solo informazioni sui corsi ma anche sulla vita universitaria italiana in generale. Io cerco di dargli tutte quelle indicazioni che ritengo utili, senza però influenzarli troppo e, soprattutto, invitandoli a godersi a pieno questa esperienza di studio e di vita.

Cosa le piace fare nel suo tempo libero?
Amo molto scrivere, leggere, andare a teatro e al cinema, ma anche giocare a scacchi e fare sport, in particolare giocare a calcio. Ho inoltre una bambina piccola, tornare a casa e poter passare del tempo con lei è quindi il massimo che possa chiedere. In effetti le giornate sono sempre troppo brevi per poter fare tutto!

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