Norbert Mátyus

Quali sono le sue specializzazioni, i suoi campi di ricerca? Da quando si occupa di questi temi? Da quando insegna alla Pázmány?
Mi occupo prevalentemente di filologia. Da anni lavoro sull’edizione critica della più importante traduzione ungherese della Divina Commedia. Un bel lavoro che richiede tempo e dedizione. Per quanto l’insegnamento, sono docente dell’Università cattolica dall’ormai lontano 1999 e insegno filologia, letteratura e traduzione.

Quando era studente ha seguito qualche corso in una università straniera?
Sono figlio di un’epoca di transizione: fequentavo l’università degli anni Novanta del Novecento; dopo la caduta del muto di Berlino, ma prima dell’entrata di Ungheria nell’Unione Europea. Ciò vuol dire che da studente universitario non ho avuto la possibilità di frequantare atenei italiani. Le borse di studio del regime comunista non esistevano più, ma non c’erano ancora le possibilità odierne, soprattutto l’Erasmus.

Ha avuto esperienze recenti del lavoro che si svolge in università all’estero e degli studenti?
Certo, o per studio e ricerca, o per l’insegnamento ogni anno mi trovo almeno per una settimane in Italia.

Ha insegnato in una università straniera? Ha compiuto o compie ricerche con colleghi di atenei stranieri?
Mi è sempre una grande esperienza insegnare in italiano sulla letteratura italiana degli studenti italiani.

Che idea si è fatto degli studenti stranieri che seguono i suoi corsi?
Erano sempre molto diligenti e bravi.

Le piace insegnare agli studenti stranieri?
Gli studenti stranieri ci arricchiscono: hanno mentalità, visione, approccio diversi dagli allunni „nostri”. E questa diversità è sempre una sfida al docente. Ma le sfide della ricerca e dell’insegnamento mi hanno sempre attirate.

Le capita di dare consigli agli studenti ungheresi che desiderano andare all’estero con la borsa Erasmus? Se sì, quali punti di vista segue nei suoi consigli?
Essendo il coordinatore Erasmus del Dipartimento di Italianistica non potrei nemmeno evitare i consigli. Ma cerdo di limitarmi al necessario, perché sono loro, gli studenti che devono trovare la loro strada. Comunque il mio consiglio principale è il seguente: essendo all’estero cercate di inserirvi in gruppi e comunità – di sport, di vicinato, religiose – locali (solo così potrete veramente vivere la vita del paese scelto); e studiando in un’università estera cercate di frequentare i corsi più difficili e più specifici (solo così capirete lo spirito scentifico e didattico del dato ateneo).

Quando non insegna, cosa le piace fare?
Ho quattro figlio, tutti minorenni ancora, di conseguenza non ho molto tempo libero. Posso dire che il mio hobby è la famiglia.

 

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